3/6/2010 - Ma il DSS e il DECS cosa fanno?
Fonte: lettera al Corriere del Ticino del 6.3.2010
Ma il DSS e il DECS cosa fanno?
In questi giorni - complice anche la RSI - Aiuto Aids svizzero, in collaborazione con due società interessate sul piano commerciale, ha lanciato a livello svizzero una campagna promozionale per la vendita di minipreservativi a bambini e giovanissimi. Quando sono venuto a conoscenza di ciò ho fatto veramente fatica a credere che queste cose potessero avvenire nel nostro Paese, considerato civile, evoluto e probabilmente anche prudente e saggio su tematiche tanto delicate ed importanti. Ma abbiamo perso la ragione? Siamo diventati tutti matti? Completamente matti nel vero senso etimologico e clinico del termine, tanto per intenderci? Già sapevamo che pur di vendere e fare affari, giovanissimi e bambini sono sempre più spesso presi di mira da pubblicitari ed imprenditori senza scrupoli, ma quello di far passare ora il minipreservativo per i giovanissimi come un’operazione urgente, prioritaria e benemerita a favore della lotta contro l’AIDS e le gravidanze indesiderate, beh, questo riveste tutti i connotati della più becera ipocrisia supportata da dosi industriali di nichilismo e dal qualunquismo più assurdo, delirante e perverso. Così facendo si squalificano non solo azioni e intenzioni serie (come la lotta contro l’AIDS e le gravidanze indesiderate), ma anche e soprattutto si calpesta bellamente la dignità, lo sviluppo armonico e l’integrità psicologica e morale dei bambini e dei giovanissimi, presi di mira dalle brame di personaggi che - nella migliore delle ipotesi - li considerano con sufficienza e/o un interessante mercato di nicchia da sfruttare con la complicità di insospettabili istituzioni ed enti. RSI e autorità scolastiche comprese! Imbarazzo di tutti e della Conferenza cantonale dei genitori? Mah! Magari così fosse, sarebbe il primo passo verso una decisa, seria ed autorevole presa di posizione in favore della tutela e della protezione dell’infanzia, ma anche la conferma della volontà delle nostre autorità (RSI compresa) non solo di indignarsi, ma anche di coltivare il buon senso unitamente alla capacità di giudizio, al pensiero critico e - forse anche - all’autocritica. E il Dipartimento sanità e socialità di Pesenti, unitamente al Dipartimento educazione, cultura e sport di Gendotti, si è reso conto di quanto sta accadendo? Si sta attivando per cercare di tutelare i nostri giovani e giovanissimi che - non credo di dire nulla di nuovo - sono già stati, e ora più che mai, pesantemente sacrificati sull’altare del qualunquismo e del menefreghismo che li ha abbandonati ai flussi e reflussi di una società sempre più cinica, violenta, moralmente fiacca e senza più limiti e regole che non siano il mero egoismo e lo sfruttamento ad oltranza di tutto e di tutti? Orlando Del Don, Bellinzona medico e psicoanalista
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