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3/6/2010 - I minipreservativi ai nostri ragazzi
Fonte: Lettera al Corriere del Ticino del 6.3.2010

I minipreservativi ai nostri ragazzi

La distribuzione di miniprofilattici a ragazzi di 12/14 anni suscita perplessità, scalpore e inquietudine.
Secondo Aiuto AIDS svizzero l’emergenza è stata sollevata da uno studio promosso dalla Commissione federale per l’infanzia e la gioventù (CFIG) secondo il quale durante i rapporti sessuali i ragazzi tra i 12 e i 14 anni «non si proteggono abbastanza».
E qui casca l’asino: perché si pone malissimo il problema di fondo che è prima di tutto educativo. Inoltre, tutto parte da un semplice sondaggio svolto on-line dall’Università di Basilea, che ha coinvolto 1449 ragazzi e giovani dai 12 ai 20 anni nella Svizzera romanda e tedesca e che non è stato fatto a campione, bensì è stato proposto volontariamente su appositi siti per adolescenti, coinvolgendo quindi un pubblico già orientato e curioso su certi aspetti affettivi e sessuali e quindi non rappresentativo delle intere fasce d’età. Se poi trasformiamo le percentuali in numeri scopriamo che al sondaggio hanno partecipato poche decine (!) di ragazzi di 12 e 13 anni e che pochissimi di loro hanno avuto rapporti sessuali, 9 di questi senza aver usato il preservativo. Stop AIDS Svizzera vuole quindi distribuire il minipreservativo a tutti i ragazzi tra i 12 e i 14 anni perché 9 ragazzi (!) di questo sondaggio hanno dichiarato di non aver utilizzato il preservativo!
Siamo ormai abituati a queste politiche discutibili e fuorvianti, ma dobbiamo evitare il peggio (questi signori «esperti» in sessualità vorrebbero lanciare questa campagna con spot tv e manifesti, oltre che con azioni nelle scuole) perché è intervenuta di recente la CFIG con direttive che dovranno essere poi assunte dalle istituzioni politiche e sociali volte a promuovere una «vera» educazione sessuale fin dalla scuola dell’infanzia, con delle attività modulari gestite non dai docenti titolari, ma da «esperti di pedagogia sessuale» appositamente formati (da chi? come? con quali contenuti? ).
E il ruolo dei genitori? Fondamentale, basilare - a parole - ma poi si specifica che non potranno influenzare le scelte dello Stato e quindi della scuola, non potranno esonerare i figli da queste «lezioni», neanche per motivi religiosi o culturali, e dovranno essi stessi «perfezionarsi» con corsi o colloqui mirati.
Siamo di fronte a un’impostazione ideologica, non rispettosa delle differenti sensibilità e incapace di porsi in un dialogo aperto e costruttivo con le varie realtà, Chiese comprese. Siamo tutti d’accordo infatti sulla necessità di un’educazione in questo campo e bisogna colmare alcune importanti lacune, ma qui si sbaglia completamente l’approccio, come del resto dimostrano le squallide e inutili (e costosissime) campagne di Stop AIDS, visto che si vuole prima imporre già in tenerissima età un modello di sessualità che si basa sulla cosiddetta prevenzione («fai quello che vuoi ma proteggiti») a scapito di una sana e completa educazione, capace di integrare anche l’educazione all’affettività e di aiutare gli adolescenti a scoprire con gradualità la propria identità sessuale, maschile e femminile. Anche per esperienza personale so di questi «esperti» che sbarcano nelle nostre scuole aprendo discorsi su un campionario di volgarità - invece che educare all’affettività - per poi distribuire profilattici. Occorre puntare su un’educazione all’amore, alla tenerezza, il tutto rispettando l’età dei ragazzi. Invece che proporre modelli perversi, l’emergenza sembra essere ben diversa: è la «solita» sfida o emergenza educativa, e con questi signori il tutto si complica, perché con questa ideologia l’educazione passa a senso unico da un palloncino di plastica - adattato a tutte le misure - ma incapace di rispondere alle domande più autentiche e vere.
Davide De Lorenzi, Giubiasco, docente presidente dell’Azione cattolica ticinese
 


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